Grido alla luna

13 Giugno 2008 4 commenti
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Aborto, film e sorprese

28 Maggio 2007 3 commenti

«4 mesi, 3 settimane e due giorni» del regista romeno Cristian Mungiu, è il titolo del film che ha appena vinto il Festival di Cannes.
Parla del calvario che una donna doveva affrontare per abortire nella Romania di un tempo, dove l?interruzione di gravidanza era proibita dal regime comunista. Dopo proprio i succitati 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni la protagonista, una giovane e promettente studentessa universitaria, realizza il suo scopo, finalmente abortisce
?e vissero tutti felici e contenti
Spesso penso a quelli della mia generazione, nati dopo il ?68 e prima del ?78, l?anno della 194, e penso a quanti noi non sarebbero mai nati se quella legge fosse già stata in vigore quando il nostro cuore ha iniziato a battere nel ventre materno.
La clandestinità ha rappresentato un forte deterrente alla pratica abortiva, vuoi per tema delle istituzioni vuoi per le rozze modalità con cui un aborto veniva praticato.
Ricordo la nonna di una mia amica che al tempo del referendum per la depenalizzazione dell?aborto invitava le giovani figlie e le loro amiche a recarsi alle urne dicendo loro ?Andate a votare, sapeste quante volte io e le mie amiche abbiamo abortito, e tanta gente non ha potuto farlo perché non poteva permetterselo?. Sua figlia le rispose: ? Non voterò l?abrogazione della legge perché forse è grazie ad essa che oggi io sono viva?.
Nessuno vuole pensare che una gravidanza oggi non voluta, considerata un impedimento alla tanto propagandata realizzazione di sé al momento presente è invece un?occasione unica e irripetibile per donare al mondo un nuovo essere umano, un investimento felice per il proprio futuro, un?opportunità straordinaria per scoprire nuove prospettive e infinite possibilità, un potente antidoto alla noia e al vuoto esistenziali sempre all?erta per colpircia tradimento.
Un figlio permette comunque una forte realizzazione di sé. Magari diversa da quella che avevamo immaginato, ma altrettanto riuscita, e forse addirittura più felice.
Io l?ho capito proprio grazie al mio bambino, bomba al plasma esplosa nell?ordine della mia routine e della direzione data ai miei progetti. Il mio bambino autistico.

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La parabola (discendente) dei miei talenti.

16 Aprile 2007 9 commenti


Caro Silver,
il tuo ultimo post ha ispirato questa mia riflessione…

Rimandare?è questo l?unico talento che ho fatto fruttare. Eccome. Con tutti gli interessi futuri, direi.
La dieta? C? è stata Pasqua, prima c?era il Natale, ora inizia la stagione dei pranzi fuori con gli amici, le grigliate all?aperto, i matrimoni di maggio?.meglio rimandare .
La tesi di laurea? In fondo l?argomento non mi appassionava, tanto valeva lavorare, poi c?è stata la convivenza, il matrimonio, la casa da sistemare, la gravidanza, il bambino da accudire e tanti casini quotidiani da affrontare?. meglio rimandare.
La stanza del bambino da dipingere? E?un lavoro immane? meglio rimandare.
Telefonare a chi lascia un messaggio in segreteria perché non mi ha trovata in casa?Ora no, non posso, c?è la cena da preparare, poi dopo guardo un po? la Tv, che diamine, mi dovrò pure rilassare?meglio rimandare.
Ho sempre rimandato. Al momento giusto. Che non è mai arrivato. Che non arriverà mai.
Non c?è mai un momento giusto. C?è solo un momento da afferrare per non lasciarlo fuggire via vuoto, senza contenuto.
Dovrò chiedere al mio vicino come si fa il cacciucco. A papà non l?ho mai chiesto. Tanto c?era tempo.
Ma a chi chiederò cosa si prova a fuggire con una neonata in braccio, per paura di una pallottola vagante, durante una manifestazione sui Lungarni nel ?73, quando in realtà il desiderio era comprarle un giocattolo in un negozio del centro?
Non lo saprò mai. Come non saprò mai la storia di zia Giovanna, della Galluzza Vecchia, di Colomba e del suo caratteraccio proverbiale?
Non lo saprò mai. Come non saprò mai cosa hai provato quando colpito dall?ictus all?alba di Ferragosto hai detto a mai madre ?Ti voglio tanto bene?; come non saprò mai cosa hai provato a morire da solo in quel letto anonimo, fra quelle lenzuola troppo bianche e quegli odori estranei, asettici, nemici.
Non è vero che c?è sempre tempo per fare qualcosa: l?immortalità è l?inganno supremo.
Basta lasciarsi ingannare. Basta aspettare e rimandare.
La vita è adesso, cantavano le mie compagne durante l?adolescenza. Peccato che io aspirassi a voli superiori, come un leopardiano, presuntuoso fuggir lontano ….

Sei sempre con me

21 Ottobre 2006 29 commenti


Non sei in quella foto artefatta
Non sei in quella scritta che grida il mio dolore
Non sei nei riflessi azzurri come i tuoi occhi di quel lucido granito

Non sei in un anello d’oro che non riesco più a trovare
Non sei in una somma di denaro accantonata per le emergenze
Non sei in una pensione da riscuotere ogni mese

Sei nelle lacrime disperate di mia madre
e nel sorriso del mio bambino
Sei nel vento che spira dall’abete che hai piantato alla mia nascita.
Sei nei fulgidi colori dei tuoi fiori in giardino
che le tue mani accidavano ogni giorno con orgoglio e premura
Sei nei nei gigli bianchi che la nonna piantò trent’anni fa
e che caparbi continuano a fiorire ogni primavera,
malgrado la prepotente ombra del tiglio comunale.

Sei nella curiosità che mi spinge a cercare
Sei nella poesia che mi hai insegnato ad amare
Sei in un assolo vivace di Glen Miller
e nelle note ardite e garbate di The Voice
Sei nel nome che mi hai dato
Sei nelle carezze con cui mi hai coccolato

Sei in questo cuore lacerato
Sei nella mia anima spezzata
Sei sempre con me

mio perduto, mio tenero, mio mai troppo amato
papà adorato

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Madri DIVERSE

16 Giugno 2006 3 commenti


C?è la commercialista che gli occhiali che batte senza sosta sui tasti del suo portatile e che tira fuori dalla sua ventiquattrore di pelle fogli con stapati grafici e numeri. C?è chi tiene aperto un libro di cui fissa le pagine senza leggerle, c?è chi sfoglia una rivista senza vederne le immagini patinate. C?la fighetta dal trucco accurato e dall?abbigliamento trendy, c?è quella in jeans e maglietta comprati in un anonimo banco del mercato che coprono un fisico trascurato e appesantito, non solo dai chili in più. C?è quella con i capelli che ancora profumano della lacca spruzzata dal parrucchiere, c?è quella che invece opta per la sempreverde, comoda quanto sciatta coda di cavallo.
C?è quella che passeggia per il corridoi con il Nokia incollato all?orecchio e che trascorre il tempo rispondendo alle chiamate che riceve per poi farne subito di nuove se il telefono tace per più di cinque minuti. C?è quella che non fa altro che entrare ed uscire riempiendo la stanza con l?acre odore di una sigaretta fumata troppo in fretta. C?è quella che se ne sta seduta senza dire niente, a capo basso ma che accenna un timido sorriso non appena incrocia un altro sguardo. C?è quella che gesticola e parla a voce alta con chi le siede accanto, con la confidenza complice di incontra un suo concittadino in una terra straniera.
C?è chi accanto a sé tiene una borsa colma di giochi e merendine, e chi tiene i manici massicci di un paggeggino troppo grande per comparire nella vetrina di un qualunque punto vendita Chicco.
Eccoci qui. Tutte in attesa.
Tutte in attesa dei nostri figli. Che in questo momento giocano in stanze ricoperte dal polistirolo per prevenire eventuali bernoccoli o ematomi, dalle pareti troppo colorate, con troppi scarabocchi e disegni attaccati ai muri. Inconsapevoli e divertiti da questa novità di carattere ludico, ignari invece del fatto che ogni loro singolo gesto, ogni suono emesso, ogni sillaba pronunciata sarà oggetto di attente analisi e meticolose osservazioni da parte di specialisti del settore.

E? un settore molto particolare, quello dei bimbi diversi. E? il settore dei bimbi in posizione marginale. Dei bambini che all?asilo o a scuola non si uniscono al cerchio dei compagni seduti in terra ad ascoltare la maestra. Che non cantano in coro con gli altri le allegre canzoncine e non imparano le filastrocche in rima. Che non partecipano alle attività didattiche e si buttano in terra piangendo, rannicchiati sul pavimento col dito in bocca e lo sguardo perso in un mondo a noi precluso.

Eccoci qui riunite, mamme di bambini diversi. Donne di estrazione sociale variegata, dalla provenienza diversa, con idee e principi spesso antitetici. Eccoci qui riunite in questa Torre di Babele in miniatura che nello spazio di pochi metri quadrati accoglie accenti quali il duro friulano e il veneto spagnoleggiante, il siciliano stretto e il sardo ritmato.
Baciapile cattoliche, atee mangiapreti, grasse e magre, abbronzate o dal viso di un perenne bianco latte, casalinghe disperate e professioniste impegnate. Tutte accomunate dallo sguardo più o meno disperato a seconda dei momenti, ma con uno spesso strato di opacità al fondo. Sguardo che si illumina un po? solo sentendo le risatine divertite del proprio figlio o della propria figlia alla fine della visita, per mano o in braccio ad un medico sempre allegro e paziente che si fa togliere il naso sa clown o tirare la barba se ce l?ha.
A noi basta poco per sentirci meglio, quasi felici. E? sufficiente un sorriso improvviso, una nuova parola, un ?ciao? insperato con la manina in aria. Felici perché quello che per gli altri è un banale gesto indegno di attenzione per noi equivale invece ad un passo da stivale dalle Sette Leghe. Perché ogni passettino, asebbene malfermo ed insicuro, ci permette di andare avanti per la nostra strada.
Con forza ed amore, tra scoramenti e difficoltà , ci conduce verso il nostro bambino. Il nostro bambino diverso, e per questo unico e inestimabile. Come le sue coccole ed i suoi abbracci.

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Ho perso le parole

7 Giugno 2006 6 commenti


Oggi mi sono accorta che nel mio vocabolario esistenziale non trovo più la parola ?entusiasmo’.C’è solo uno spazio vuoto al posto della definizione di ? spinta propulsiva ad agire dando tutto il proprio essere, mettendosi in gioco con passione e senza paure?. E’stata cancellata, non riesco più a trovarla per quanto mi sforzi di cercarla nel mio cuore, forse troppo indurito per accettare nuove presenze, o nella mia anima, ormai troppo stanca per accogliere nuovi ospiti inattesi.
Sarebbe facile imputare la sua scomparsa ai soliti fattori esterni che in questo momento affliggono la mia esistenza: matrimonio in crisi, liti in famiglia, figlio iperattivo con notevole ritardo linguistico, per di più reduce da un?improvvisa operazione chirurgica, tesi di laurea stagnante da anni sulle acque putride di un puntiglioso quanto inutile primo capitolo, amiche ormai scomparse nel vortice di esistenze affannate sempre più distanti, situazione economica da ‘profondo rosso’ ecc. ecc..
Non me la sento nemmeno di dare la colpa alla depressione che da tempo immemore mi affligge, che con i suoi alti e bassi mi concedeva tregue illusorie sempre più brevi e ingannevoli.
No, la colpa è solo mia. Mia perché ho smesso di combatterla, questa tristezza che ha invaso i miei giorni. Non sono stata capace di respingere i suoi attacchi feroci, sempre più frequenti e spietati, sferrati all?improvviso senza rigurdi.
Ho smesso troppo presto di andare al contrattacco, ho scelto di arrendermi ai colpi del nemico senza ricevere un meritato onore delle armi.
Ora basta. Basta con le attitudini disfattiste e i codardi vittimismi.
Non alzerò più una rassegnata bandiera bianca per paura di uno scontro in campo aperto.
E? venuto il momento di riprendere la guerra e ricacciare indietro il crudele invasore.
Vincerò, lo so.

Perché voglio tornare ad essere quella che sorrideva sempre, allegra e solare
Voglio tornare a ridere, a giocare, a scherzare
Voglio tornare a vivere, ad abbracciare,ad accarezzare
Voglio tornare ad amare.

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Fine

5 Maggio 2006 2 commenti


There was nothing in the world
That I ever wanted more
Than to feel you deep in my heart
There was nothing in the world
That I ever wanted more
Than to never feel the breaking apart
All my pictures of you

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A Parma con Tommy

10 Aprile 2006 1 commento


E? assurdo e mostruoso applaudire al passaggio di una piccola bara bianca. Eppure ieri l?abbiamo dovuto fare, insieme alle altre decine di migliaia di persone accorse a Parma, era l?unico modo per accompagnarti , per farti sentire tutto l?amore che abbiamo avuto per te, dolce Tommaso.
Le mani fanno ancora male, gli occhi oggi sono asciutti. Non ci sono più lacrime da versare, le abbiamo lasciate tutte sul sagrato del duomo; sono volate in cielo assieme a te, alle nostre preghiere e ai palloncini bianchi come fiori appena recisi.
Stamani abbiamo spento il cero sul balcone, abbiamo tolto in nastro nero ed il biglieeto col Tuo nome che da una settimana purtroppo ornavano il cancello del nostro palazzo.
E? finita.
E?finita ogni attesa. La speranza nella tua liberazione si è trasformata nell?incubo più terribile, l?attesa delle tue esequie. Per noi e per te è proprio finita.
E?appena iniziata invece l?angoscia più straziante per i tuoi genitori: riprendere la propria vita. Vita dilaniata, stroncata, distrutta, calpestata, devastata. Come la tua.
Piccolo angelo volato troppo presto in cielo,veglia sempre sui tuoi familiari disperati ed anche su di noi, impotenti spettatori attoniti di fronte all?orrore della tua tragedia.
RIPOSA IN PACE, PICCOLO ANGELO
CIAO TOMMASO

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Dove eri Dio quando Tommaso èstato ucciso?

1 Aprile 2006 10 commenti

Dove eri Dio, dove eri Giovanni Paolo II,visto che i suoi genitori te lo avevano affidato il giorno del suo battesimo, dove eravate forze dell’ordine quando Tommaso è stato ucciso?
DOVE CAZZO ERAVATE TUTTI QUANTI?
Tommaso è stato assassinato.
Visto che la giustizia divina in Terra resta una bella favola consolatoria, mi appello a quella umana, a quella terrena, a quella invocata da chi questa sera ha smesso di cenare alla notizia della sua morte, da chi avrebbe vomitato addosso allo speaker che su RaiUno ha annunciato bello giulivo l’imminenza delle festività pascquali due minuti dopo la conferma dell’orrore.
Mi appello ai detenuti e alle detenute del carcere a cui saranno destinate quelle merde ributtanti degli assassini di Tommaso: mi appello ai loro, di codici. Gli unici giusti, in casi come questi.
E che nessuno rompa i coglioni con discorsi sulla religione: la mia preghiera di stasera è il diritto alla vendetta per una famiglia distrutta, straziata, massacrata e addirittura ingiuriata ed infamata.
Ti abbraccio forte piccolo Tommy, eri bello come è bello il mio piccolo Luigi

Ecco perchè mi sono rotta

26 Gennaio 2006 18 commenti


Alla fine mi sono rotta. Mi sono rotta di tutti quelli che ti dicono ?Chiamami che sono sempre solo?, ma che poi quando lo fai ti liquidano con un frettoloso e scocciato ?Scusa ma ora sono con amici, ti richiamo io?, e non lo fanno mai.
Mi sono rotta di permettere che le mie orecchie fungano da tubo di scarico per i frequenti attacchi di incontinenza verbale di cui soffrono tante persone, sempre presentati sotto forma di momentaneo sfogo, sempre introdotti dal sempre patetico ? Scusa ma ho proprio bisogno di sfogarmi, ??, il cui autentico significato invece è ? E ora mi ascolti zitta zitta, molla le tue stupide faccendine domestiche e annuisci sempre alle mie parole, non azzardarti a darmi nemmeno la parvenza di un consiglio, sennò rischi di ferire la fragile creatura ipersensibile che io sono?.
Mi sono rotta di chi passa il tempo a lamentarsi: del posto di lavoro dove nessuno si inchina e non venera le idee e le risoluzioni partorite dalla mente suprema che ha come vicino di scrivania, della serie: ?siamo tutti geni, ed in quanto tali odiati, invidiati, mobbizzati e ovviamente incompresi; di chi si lamenta del partner che si limita solo a trascorrere il fine settimana pulendo l?appartamento, a fare lavatrici e stirare, a badare ai figli quando invece la dolce metà si sottopone ad estenuanti lezioni in palestra, condannata poi ad un estenuante shopping in tempo di saldi, perché quel tordo del marito non si decide a trovarsi un lavoro che permetta alla famigliola l?acquisto di un Porche Cayenne per andare a fare la spesa al Carrefour; mi sono rotta di chi piange per lo schifo di vita che conduce, per la depressione di cui soffre che cura con le erbe e assaggi fai- da- te di spiritualità indiana, ma che guai a proporre un?alternativa, che cavolo vuoi, invadente maestrina? Pensa alla tua, di vite..; mi sono rotta di chi si lamenta dei suoceri, bastardi egoisti che non si accollano anche il mutuo e non intestano le proprie pensioni agli affamati eredi perché da veri ingordi viziati non amano il cibo della Mensa dei Poveri, ne? intendono vendere la propria abitazione per trasferirsi su un comodo marciapiede ferroviario per elargire con somma riconoscenza il ricavato ai propri figli che, benigni, concedono loro di pulire la propria casa, di pagare le bollette, di occuparsi della spesa quotidiana e dei pargoli che ovviamente dai nonni vengono sempre abituati male, viziati, magari coccolati ?..
Mi sono rotta di chi dice ?Per me sei una sorella? ma che se poi ti da tale agisci, anche solo verbalmente, ti fa subito notare la totale assenza di vincoli consanguinei che avrebbe invece autorizzato simili comportamenti o inaccettabili osservazioni. Oddio, che idee confuse: cosa si può dire ad una sorella? Che cosa si può dire ad un?amica? Quante scopate fai? Quante volte al giorno scendi al Bar con la scusa di un caffè per sorridere al tipo alla cassa che flirta con tutte nella speranza di essere ?LaSuaFavorita?, dimentica di quel marito a cui hai giurato fedeltà davanti a un sindaco? Oppure dell?inciucio che hai promosso dul posto di lavoro per fare le scarpe al collega e assicurarti punti in più? A chi si raccontano queste cose? Ma alla zia che ti vuole diseredata, alla cugina che non ti perdona il centodieci e lode, alla nonna che ha atteso cinque anni l?allora fidanzato partito per la guerra: loro sì che capiranno: sono parenti, mica amici! Un?idea in vista delle prossime elezioni: PACS per tutti, messa in pensione definitiva dell?Istituto per il Legame Familiare (LF), ed istituzionalizzazione del criterio di Libera Scelta nel Legame (LSL) .
Mi sono proprio rotta. Non sono il cesso di un anonimo luogo pubblico in cui la gente scarica i propri escrementi maleodoranti, insozzandolo e scappando via senza nemmeno curasi di tirare lo sciacquone.
Sono una persona a cui farebbe piacere ogni tanto sentirsi chiedere ?Come stai??, guarnendo la più banale formula di inizio conversazione con una briciola di puro interesse.
Sono una moglie a cui non dispiacerebbe affatto una domanda sulla situazione lavorativa del proprio marito, ad esempio, visto e considerato il doppio turno di lavoro che quotidianamente deve sobbarcarsi e che lo obbliga ad uscire di casa quando albeggia ed a rincasare quando nelle altre famiglie la cena è già stata digerita da un pezzo.
Sono una madre, una madre che ha visto il proprio bambino neonato operato d?urgenza, portato via intubato e urlante su una barella, una madre che è stata chiusa in casa da sola con lui per interi mesi, bimbo malato, insonne cronico, iperattivo.
Sono una mamma, una mamma disperata a cui farebbe piacere che qualcuno ogni tanto dicesse cose stupide scontate come :? Coraggio, fatti forza, forse tuo figlio non è ritardato come sembra, forse non parla ancora perché non è ancora giunto il suo momento, e non perché si sospettino tracce di un lieve autismo?. O magari anche una amorevole bugia: ? Ci sta che tuo figlio sia invece un genio come Einstein: lui imparò a parlare a sette anni!??E invece niente.
Ecco perché mi sono rotta. E scusate lo sfogo.

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